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Filosofia

“Filosofia” del reparto di psichiatria e psicoterapia dell'Ospedale Malcantonese

Il reparto di psichiatria e psicoterapia

 
Il reparto di psichiatria e psicoterapia dispone di 28 letti in camere da due o tre letti, singole in casi particolari.
 
La casistica accolta è costituita, in prevalenza, da:
 

  • Disturbi affettivi (Sindromi depressive di ogni tipo, disturbi bipolari)
  • Disturbi d’ansia (Sindromi ansiose di ogni tipo, disturbi da attacco di panico, ipocondria)
  • Disturbi fobici e ossessivo-compulsivi
  • Disturbi somatoformi (disturbi di somatizzazione, sindromi dolorose somatoformi, disturbi “psicosomatici” o “funzionali”)
  • Disturbi di personalità associati a uno dei disturbi appena menzionati

 In minor misura il reparto può accogliere sindromi psicotiche e di dipendenza da sostanze psicotrope, purché senza grave agitazione, auto- o etero aggressività; non è in grado di accogliere pazienti in ricovero coattivo, aggressivi, molto agitati e suicidali.  L’équipe curante è costituita da:

  • Medici con specializzazione in psichiatria e psicoterapia.
  • Medici assistenti in formazione (di regola, specializzandi in psichiatria e psicoterapia).
  • Psicologhe - psicoterapeute
  • Un’operatrice accademica formata in socioergoterapia, sociologia e mediazione familiare sistemica.
  • Personale infermieristico specializzato in salute mentale.
  • Personale curante con formazione di assistenti di cura.
  • Personale di fisioterapia con specializzazione nella cura del paziente psichiatrico.

   
“FILOSOFIA” DEL REPARTO DI PSICHIATRIA E PSICOTERAPIA dell’OSPEDALE MALCANTONESE
 
Il paziente che soffre di un disturbo psichico pone il medico davanti a un compito che solo raramente si rivela facile. Egli è spesso portatore di un disagio le cui origini – sempre che sia possibile identificarle con sufficiente chiarezza – si situano a diversi livelli: possono essere di natura biologica (ereditaria, genetica, metabolica, tossica…), psicologica (espressione di un conflitto inconscio, conseguenze di traumi, di abitudini maladattative acquisite precocemente, di un’incapacità di superare difficoltà attuali…) o sociale (problemi famigliari, di lavoro…). Molto spesso, il disagio è condizionato da più di un fattore e si esprime in sintomi diversi, che possono toccare sia la psiche (p.e. umore depresso) che il corpo (p.e. dolori diffusi) che entrambi (p.e. disturbi del sonno).
Compito del medico è in primo luogo raccogliere dal paziente, dai suoi famigliari e dai precedenti medici curanti informazioni sufficienti a delineare un’ipotesi di lavoro su cause e possibili strategie di cura dei disturbi. In questa fase, è necessario ottenere dal paziente un consenso il più possibile informato alla cura che si intende prescrivere, senza però eccedere. Infatti, non è opportuno esigere dal paziente psichicamente prostrato che si affatichi ulteriormente, mentre che è utile sviluppare un rapporto di fiducia che lo alleggerisca della responsabilità per la propria condizione. D’altra parte, egli non va de-responsabilizzato; piuttosto – almeno idealmente – va messo gradualmente nella condizione di assumersi la responsabilità della propria cura e della propria salute. Ed è questo il difficile lavoro che, in secondo luogo, tocca al medico e a tutta l’équipe curante.
 
La complessità delle patologie psichiche non consente obiettivi grandiosi. Se anche, in parecchi casi, risultati molto soddisfacenti possono essere raggiunti, in molti altri ci si deve accontentare di risultati parziali, modesti. I decorsi cronici e le ricadute sono – purtroppo – inerenti a certi disturbi psichici, e non è possibile (allo stato attuale delle nostre conoscenze) evitarli. Ciò però non deve indurre nessuno – medico, infermiere, paziente – alla rassegnazione: ogni caso è individuale, e molti casi “cronici” possono, dopo una rivalutazione e un cambiamento di cura, migliorare sensibilmente, così come le ricadute possono diradarsi o addirittura cessare.
 
Un fattore terapeutico di grande importanza è il clima terapeutico, l’“atmosfera” che si vive in reparto. Un collettivo di pazienti con problemi psichici presenta inevitabilmente dinamiche complesse, con tendenze a formare gruppi ora in alleanza con l’équipe curante, ora magari in opposizione. È compito dell’équipe trovare soluzioni ai possibili conflitti che possono sorgere tra singoli pazienti o tra pazienti e membri del personale curante, senza sotto- né sopravvalutare situazioni che, a ben guardare, fanno parte delle dinamiche di qualsiasi collettivo e sono, per così dire, nella natura delle cose.
Nel nostro reparto, a costruire un clima il più possibile terapeutico, contribuiscono attività individuali e di gruppo (gite, preparazione di pasti, lavoro manuale, ginnastica, orto…) in cui si può esprimere l’iniziativa tanto del paziente quanto dell’operatore coinvolto.
 
In sintesi, la “filosofia” del nostro reparto può essere riassunta così:
 

  1. Disponibilità, accettazione e rispetto per il paziente e i suoi diritti, nei limiti delle sue possibilità e condizione del momento; al paziente si chiede collaborazione e rispetto per le persone – siano esse gli altri pazienti o il personale curante – e i loro diritti;
  2. Curiosità con discrezione e pazienza, per capire quanto meglio possibile la patologia e le necessità del paziente;
  3. Capacità di evitare letture statiche dei quadri clinici, spirito critico per scoprire le strategie terapeutiche migliori e per riflettere sull’operato proprio e dell’équipe;
  4. Continuità nello stimolare il paziente a mobilitare le sue risorse; a questo scopo, è importante integrare strumenti farmaco- psico- e socio- terapeutici;
  5. Tolleranza alla frustrazione/insoddisfazione
  6. Accettazione dei propri limiti – “ad impossibilia nemo tenetur”!;
  7. Ragionevole ma perseverante ottimismo nelle possibilità proprie e del paziente.

  

Dott.Carlo Calanchini