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Perchè "Malcantone"?

IL PERCHÈ DEL NOME "MALCANTONE"

Le risposte a questa domanda sono parecchie e disparate.

Su questo argomento si è scritto a più riprese, se ne parla, si discute ma la ragione vera e propria, storica, documentata non è ancora venuta alla luce.


Si afferma che Malcantone derivi dal latino “Malus Angulus” affibbiato da un vescovo di Como venuto in visita pastorale nel Basso Malcantone a una parrocchia il cui gregge appariva un po’ sbandato e forse restio a pagare puntualmente le dovute decime, come d’altronde anche quelli di Breno che si rifiutavano di versare le decime all’abate di St.Abbondio in Como.


Alcuni scrittori di cose storiche vogliono che Malcantone significhi terra dei meli (locus malis). Dunque; Malcantone terra fruttifera di meli (un tempo forse) ma questa non è una ragione sufficiente per giustificare il nome.


Si vuole pure che Malcantone significhi terra di magli e mulini. In verità la regione per la ricchezza delle sue acque ne contò un gran numero. Basti pensare ai ruderi e ai pochi rimasti scaglionati sui fiumi Magliasina, Tresa, Lisora e sui torrenti Pevereggia e Romanino; a dir poco siamo sulla trentina tra mulini, torchi e magli. Sembra pure che “Mal” sia derivato dal tedesco “mahlen”, macinare.
Malcantone, terra dunque dove si macina il grano, così dal 1500 in su dai confederati reggenti. Landfogti che pensavano pure a percepire le molende sui mulini e sui torchi della regione. Ma anche qui l’etimologia “Mahl” non regge.
Infine Malcantone do

vrebbe significare terra rifugio di soldatesche, disertori, banditi, contrabbandieri e profughi. Insomma terra di confine, passaggio obbligato “ab antiquo” delle armate di invasori, barbari che calavano dal nord per scendere in Lombardia e sempre per la via aperta: Monte Ceneri, Agno, Ponte Tresa, Marchirolo e Ponte Tresa-Luino.


E se il nome dovesse davvero significare terra di tanti mali, basti ricordare che la scintilla che provocò la guerra (dei dieci anni) tra Como e Milano (secolo XII) partì precisamente dal castello di San Giorgio di Magliaso ove venne trucidato quel vescovo dissidente Landolfo di Carcano, sostenuto dai milanesi contro il vescovo eletto dai comaschi. Malcantone poi ricorda la regione degli uragani. Infatti i temporali malcantonesi sono proverbiali, tanto che i cittadini di Lugano scrutando l’orizzonte verso il Lema son soliti esclamare: “se ul tempural al vegn dal Malcanton-Mettii i man in orazion”.


Il parroco di Sessa ci dà un’altra interpretazione, spiegandoci che Creme-naga, una delle 27 frazioni del comune di Monteggio, in latino “Crimin ager”, significa luogo di criminali.


Per concludere questo breve studio diremo che tradizione popolare, ragioni storiche, politiche, religiose, etnografiche hanno contribuito a creare questo nome che si fa propaganda da sé per lo strano battesimo atto a suscitare interesse e curiosità. E, nonostante l’incriminata parola esaltiamo la nostra terra. Gran bella regione per le sue verdi valli, la vaghezza dei colli, la chiostra dei monti, per gli idilliaci paesini, i poggi solatii, le pittoresche rive dei fiumi, il clima temperato, il panorama ameno e variato, per la sua gente, attiva, intelligente, franca, tenacemente attaccata alla sua terra, alle sue tradizioni.

REGIONI DI MINIERE, FUCINE E MULINI
Nel 1785 Giovanni Battista Trezzini di Astano fece richiesta al landfogto Wild una concessione di scavo per estrarre oro nei pressi del monte Scerée.


Con la cosidetta “nuova legge cantonale sulle miniere” (1851) vengono scavate miniere un po’ dappertutto, e nel 1853 viene istituito il Registro delle miniere scoperte. In poco più di vent’anni oltre 90 scopritori d’oro sono iscritti al Registro.


Ma è solo il 20 marzo 1856 che l’ingegner Vinasco Baglioni di Sion ottiene dal Consiglio di Stato ticinese l’autorizzazione di estrarre piombo, oro e argento nella regione di Sessa e Astano dove nel 1861 erano impiegate già 300 persone. Malgrado il rendimento non fosse certo alto, in 14 giorni furono comunque estratti circa 85-100 grammi d’ori e 800-1000 grammi d’argento per ogni tonnellata di materiale.
Leggiamo in una lettera datata 1858 del dottor Carlo Visconti indirizzata al naturalista Lurati: “Nel Malcantone abbondano oro, argento e piombo e fors’anche altri metalli preziosi. In vero trovasi in tal guisa l’oro nativo che non trovasi neanche nelle miniere del Perù. Infatti furono trovate molte miniere, ed era bello vedere alcuni vecchi e giovani, specialmente nella scorsa primavera, battere tutte le valli, fiutare ogni buco, arrampicarsi su per le rocce e martellare, che era un meraviglia. 


E via via si trovavano dei filoni di miniere dappertutto, nell’imo delle valli, sui fianchi e sui vertici dei colli e dei monti. Durante quegli anni l’ingegner Baglioni, sicuro di fare il più grosso affare del secolo, acquista parecchie concessioni di scavo e fonda la Società delle Miniere di Astano allo scopo di estrarre oro, argento e piombo. Ma le grandi speranze non corrispondono alla realtà e dieci anni più tardi la società fallisce.


Ma già nel 1859, in una lettera indirizzata al Consiglio di Stato, il commissario di Lugano scriveva: “Le scoperte della nuova California ticinese perdurano ma, a quanto mi risulta, fino al momento, con scarso successo”.


Negli anni seguenti non mancarono gli scopritori di filoni d’oro, ma nessuno divenne ricco, anche perché i sistemi di estrazione erano alquanto primitivi. 


Nello scorso secolo, nel 1932, una società franco-belga, la Società anonima Miniere di Costano, inizia uno scavo serio.


A partire dal 1934 la miniera di Sessa sforna tonnellate di materiale, ma la quantità d’oro è troppo modesta, solo 60-70 grammi ogni mille chili di materiale estratto. L’inizio della seconda guerra mondiale pone termine a questa impresa. Qualcuno sorriderà, molti però se sapessero di non essere visti, qualche picconata la darebbero volentieri per veder brillare le pagliuzze gialle: ed è già la febbre dell’oro. 

Nel 2017 viene fondata l’Associazione Miniera d’Oro di Sessa, per maggiori informazioni www.minieradoro.ch